Processo Thyssenkrupp: riformata la sentenza di primo grado. Per la Corte d’Assise d’Appello non è omicidio volontario.

sentenza thyssenIl 28 Febbraio 2013 la Corte di Assise di Appello, presieduta dal giudice Giangiacomo Sandrelli, in un clima di rabbia, dolore e sgomento, ha riformato la sentenza di primo grado con la quale la Corte d’Assise di Torino aveva condannato alcuni manager della ThyssenKrupp per la morte dei sette operai bruciati vivi nel rogo scoppiato nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 all’interno delle acciaierie torinesi. I giudici di primo grado, affermando la penale responsabilità dell’amministratore delegato di ThyssenKrupp Terni S.p.A., Herald Espenhahn, pervenivano ad una condanna di 16 anni e 6 mesi di reclusione, per il delitto di omicidio volontario plurimo (artt. 81 comma 1, 575 c.p.), incendio doloso (art. 423 c.p.), e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro aggravata dall’evento (art. 437 comma 2 c.p.). Gli altri cinque imputati, amministratori e dirigenti dell’impresa, venivano condannati per il delitto di cui all’art. 437 comma 2 c.p., nonché per omicidio colposo plurimo (art. 589 commi 1, 2 e 3 c.p.) e incendio colposo (art. 449, in relazione all’art. 423 c.p.), questi ultimi aggravati dalla previsione dell’evento. La Corte, altresì, riconosceva la responsabilità amministrativa della società, condannando la  ThyssenKrupp Terni S.p.A. per omicidio colposo ai sensi dell’art. 25 septies del d.lgs. 231/2001 ed infliggendole una sanzione pecuniaria pari ad un milione di euro, nonché disponendo, oltre alle sanzioni interdittive ed alla confisca del profitto del reato per una somma di 800 mila euro, la pubblicazione della sentenza sui quotidiani di diffusione nazionale La Stampa, il Corriere della Sera e La Repubblica.

La Corte d’Assise d’Appello, in riforma della sentenza di primo grado, ha escluso, invece, l’omicidio volontario con dolo eventuale a carico del principale imputato, l’a.d. Harald Espenhah, ritenendo configurata la fattispecie di omicidio colposo con colpa cosciente, con conseguente rideterminazione della pena da 16 anni e mezzo a dieci anni. Per gli altri imputati, che già rispondevano del reato di omicidio colposo, vi è stata una sensibile riduzione di pena, con condanne tra gli 8 ed i 9 anni di reclusione; resta il riconoscimento dei danni subiti dai lavoratori per essere stati esposti al rischio incendio durante l’attività lavorativa, non essendo stato toccato dalla decisione d’appello il relativo capo.

Al di là della rideterminazione della pena – non esigua in considerazione che si è in presenza di omicidio colposo, figura in cui  la condotta delittuosa appare spesso legata ad un destino cinico e imprevedibile- si discute sul venir meno di quell’effetto deterrente che la sentenza di primo grado avrebbe potuto suscitare nei confronti di quei datori di lavoro che, devoti alla logica del profitto, non adeguano le condizioni di lavoro alle necessarie misure di sicurezza, mettendo a rischio così la salute e la vita dei lavoratori.

Si ricorda che la sentenza Thyssen era stata accolta come una sentenza epocale, storica, destinata a segnare la giurisprudenza concernente la delicata materia della sicurezza sul lavoro (il pensiero va ai processi Eternit, Darwin e tanti altri procedimenti penali che riguardano casi di tumori professionali), atteso che per la prima volta un manager di azienda veniva condannato per omicidio volontario. L’affermazione della responsabilità si fondava su una precisa ricostruzione teorica dei confini tra dolo eventuale e colpa cosciente, confini, invero, spesso labili, alla luce della quale la Corte d’Assise individuava gli elementi di fatto che consentivano di risalire all’atteggiamento psicologico degli imputati.

In sintesi, il Collegio Giudicante motivava la sua decisione affermando che Espenhan, il quale si recava uno o due volte al mese presso lo stabilimento di Torino, ”conosceva, in modo approfondito e dettagliato le reali condizioni di lavoro nello stabilimento di Torino e cosi gli impianti, il tipo ed il volume delle lavorazioni, gli addetti, le misure antinfortunistiche ed antincendio presenti, la gestione e la formazione del personale, la riduzione di quest’ultimo, soprattutto di quello con maggiore preparazione professionale, le carenze di pulizia e manutenzione, i frequenti incendi’‘. Ebbene, nonostante ciò, Espenhahn decise di non investire nulla, di non effettuare alcun intervento di ‘fire prevention’ nello stabilimento di Torino”, logica (se tale si può definire) che rispondeva a due precise scelte aziendali, portate avanti contemporaneamente dalla Thyssen: da un lato la decisione di trasferire gli impianti torinesi presso il polo produttivo di Terni, e dunque di destinare alla nuova sede tutti gli interventi di messa in sicurezza, evitando così “inutili investimenti“; dall’altro, di continuare il più a lungo possibile la produzione torinese, fino cioè alla definitiva chiusura dello stabilimento, nonostante il degrado strutturale.

In punto di diritto, dunque, la condotta dell’Amministratore delegato appariva supportata non da colpa cosciente, bensì da dolo eventuale (di qui la configurazione di omicidio volontario e non colposo), in quanto egli “certamente si era rappresentato la concreta possibilità, la probabilità del verificarsi di un incendio, di un infortunio anche mortale” e nonostante ciò ne avesse accettato il rischio, così cogliendo la correlazione tra le proprie scelte aziendali ed il pericolo di eventi collaterali, lesivi della vita e dell’incolumità dei dipendenti. Sulla scorta di tali premesse, la Corte, infatti, concludeva che egli avesse consapevolmente subordinato il bene della incolumità dei lavoratori a quello degli obiettivi economici aziendali, accettando così il rischio che il primo venisse irrimediabilmente sacrificato.

La decisione della Corte di Assise si incanalava nel solco tracciato dalla nota sentenza della Corte di Cassazione n. 10411/2011, relativa ad un caso di fuga spericolata sfociata in un incidente mortale. In tale sentenza, la Suprema Corte individua la differenza tra colpa cosciente con previsione e dolo eventuale nel fatto che “poiché la rappresentazione dell’intero fatto tipico come probabile o possibile è presente sia nel dolo eventuale che nella colpa cosciente, il criterio distintivo deve essere cercato sul piano della volizione. Mentre, infatti, nel dolo eventuale occorre che la realizzazione del fatto sia stata ‘accettata’ psicologicamente dal soggetto, nel senso che egli avrebbe agito anche se avesse avuto la certezza del verificarsi del fatto, nella colpa con previsione la rappresentazione come certa del determinarsi del fatto avrebbe trattenuto l’agente“. Versa, dunque, in colpa cosciente, secondo i giudici di legittimità, colui che, “nel porre in essere la condotta nonostante la rappresentazione dell’evento, ne abbia escluso la possibilità di realizzazione, non volendo né accettando il rischio che quel risultato si verifichi, nella convinzione, o nella ragionevole speranza, di poterlo evitare per abilità personale o per intervento di altri fattori“.

Le ragioni di fatto e di diritto che hanno determinato i Giudici di secondo grado a riformare la sentenza, discostandosi pertanto dal predetto orientamento, saranno note solo con il deposito della motivazione, il quale dovrà avvenire entro 90 giorni.

Pochi dubbi sussistono sul fatto che la vicenda processuale non abbia qui fine: l’accusa, con molta probabilità, proporrà ricorso per Cassazione, riportando innanzi ai giudici di Piazza Cavour quelle argomentazioni che avevano indotto la Corte di Assise di Torino ad accogliere la tesi dell’omicidio volontario.

2 risposte a “Processo Thyssenkrupp: riformata la sentenza di primo grado. Per la Corte d’Assise d’Appello non è omicidio volontario.

  1. Complimenti per l’articolo, Barbara. La questione è sicuramente spinosa, ancor più se si vuol fare i conti con le innumerevoli difficoltà probatorie relative alla verifica, in concreto, della sussistenza del dolo eventuale. A tal proposito ti segnalo una sentenza del 2009 che, molto immodestamente, ho tentato di commentare, un po’ di tempo fa… ecco il link: http://www.justowin.it/2010/06/sulla-distinzione-fra-dolo-eventuale-e-colpa-con-previsione-2/

    Un abbraccio e ancora complimenti 🙂

    • Si, i confini tra colpa cosciente con previsione e dolo eventuale non sono sempre così nitidi; sono curiosa, infatti, di leggere le motivazioni della Corte d’Appello.
      Complimenti anche a te, trovo le tue note sempre interessanti.

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