Obbligo del giudice di valutare lo status di tossicodipendente nel giudizio di riconoscimento del vincolo di continuazione.

Cassazione (1)Con sentenza n. 279/2014 del 28/1/2014, la Suprema Corte di Cassazione, annullando con rinvio l’ordinanza di rigetto del riconoscimento del vincolo di continuazione ex art. 671 c.p.p. emessa dal Tribunale di Napoli, ribadisce il principio secondo il quale fra gli elementi che incidono sull’applicazione della disciplina del reato continuato vi è la consumazione di più reati in relazione allo stato di tossicodipendenza.

Nell’atto di impugnazione il ricorrente lamentava la totale mancanza di una valutazione -ancorché minima- dello status di tossicodipendente in concomitanza alla commissione delle condotte delittuose, condotte che pur rilevando una scelta di vita errata, non escludevano l’iniziale ideazione criminosa univocamente diretta al reperimento di danaro finalizzato all’acquisto di sostanza stupefacente.
A tal riguardo, alla luce di quanto già solennemente sancito dai Giudici di Piazza Cavour, affermava che “l’innovazione legislativa (di cui all’art. 671 c.p.p., co. 1) deve essere interpretata alla luce della volontà del legislatore che ha inteso attenuare le conseguenze penali della condotta sanzionatoria in caso di tossicodipendenti, con la conseguenza che tale status può essere preso in esame come collante idoneo a giustificare l’unitarietà del disegno criminoso, qualora i reati siano dipendenti dallo stato di tossicodipendenza e sussistono anche le altre condizioni individuate dalla giurisprudenza” (Così, Cass. pen., sez. I, 29/5/2009, n.30310; Cass. pen., sez. I, 14/2/2007, n.7190; in ultimo, Cass. pen., Sez. II, 03/10/2012, n. 49844).
Ciò significa che il legislatore non ha previsto una facoltatività, ma un vero e proprio obbligo di valutazione ricadente sul giudice, il quale dovrà accertare se e in che misura lo stato di tossicodipendenza, in relazione anche agli altri indici (distanza cronologica dei fatti criminosi; modalità della condotta; sistematicità ed abitudini programmate di vita; tipologia dei reati; bene protetto; omogeneità delle violazioni; causali; tempo e di luogo), abbia potuto incidere sulla commissione delle condotte delittuose.
La Corte di Cassazione, dunque, accoglieva il ricorso, annullava l’ordinanza impugnata e rinviava al Tribunale di Napoli enucleando, ai sensi dell’art. 173 co. 2, disp. att. c.p.p., il seguente principio di diritto: “Nel deliberare in ordine al riconoscimento della continuazione, il giudice deve verificare che i reati siano frutto della medesima, preventiva, risoluzione criminosa, tenendo conto se il condannato, in concomitanza della relativa commissione, era tossicodipendente, se il suddetto stato aveva influito sulla commissione delle condotte criminose“.

sentenza Cassazione Prima Sezione Penale n. 279-2014

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