Detenzione simultanea di sostanza stupefacente di diversa tipologia, quale disciplina applicabile a seguito della sentenza n. 32/2014 della Corte Costituzionale?

palazzo Grimani Venezia - Sede della Corte di Appello

Palazzo Grimani, sede della Corte di Appello di Venezia

Con la nota sentenza n. 32/2014, la Corte Costituzionale, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art. 73 DPR 309/90 nella versione della L. 49/2006, pone fine alla distinzione tabellare tra droghe “leggere” e droghe “pesanti”. Numerosi sono stati gli effetti, sul piano sostanziale e sul piano processuale di tale pronuncia. In particolare, in questa sede, si vuole porre l’attenzione sull’ipotesi di detenzione simultanea di sostanza stupefacente di diverso tipo; la domanda che ci si pone è quale sia la disciplina applicabile, domanda che richiede, alla luce del principio di cui all’art. 2 co. 4 c.p., l’individuazione della legge più favorevole.

Il problema è stato affrontato dalla Corte di Appello di Venezia (sentenza del 14/4/2014), al cui vaglio è stato posto un caso di detenzione illecita di sostanza stupefacente del tipo hashish (per la quale il trattamento sanzionatorio è ora più favorevole, essendo prevista, nel preesistente comma 4 dell’art. 73, una reclusione da due a sei anni di reclusione, inferiore a quella introdotta nel 2006 che va da sei a venti anni) e di sostanza di tipo cocaina (per la quale il ritorno della disciplina del 1990 comporta un aggravamento sanzionatorio in quanto il legislatore del 2006 aveva stabilito una pena da sei a vent’anni di reclusione, mentre, ora, si torna alla pena detentiva da otto a vent’anni).

La Corte riteneva, dunque, fondamentale individuare la legge più favorevole, tenendo in debita considerazione le conseguenze in tema di reato continuato.

Applicando la normativa del 1990, il giudice d’appello ricorda, richiamando la sentenza della Cassazione, Sez. 6, n. 35637 del 16/04/2003, che “la detenzione di sostanze stupefacenti di specie diverse, in quanto ricomprese in differenti tabelle, integra due autonome ipotesi di reato tra le quali è possibile ravvisare la continuazione, trattandosi di distinte azioni tipiche a diversa oggettività giuridica, con differente trattamento sanzionatorio, non alternative tra loro ne’ inquadrabili in un rapporto di assorbimento tra un “maius” (assorbente) ed un “minus” (assorbito), come potrebbe essere tra trasporto e detenzione o tra importazione e detenzione”.

Con l’applicazione, invece, della disciplina di cui alla L. n. 49/2006 (applicata dal giudice di primo grado,) la detenzione è considerata unica e, sul piano sanzionatorio, dunque, non si configura alcun vincolo di continuazione interna tra una pluralità di reati.

Ribadendo che in caso di successione di leggi non è ammissibile porre in essere un “mosaico sanzionatorio” in quanto è necessario applicare l’una o l’altra disciplina integralmente, la Corte conclude che l’applicazione della legge ora vigente (cioè quella del 1990) sarebbe comunque peggiorativa in fatto rispetto a quella del 2006 applicata, nel caso di specie, dal primo giudice. Infatti:

– ai sensi della l. 49/2006, il primo giudice ha irrogato per le due detenzioni una pena base unica di anni 8 di reclusione (che come si dirà appare congrua);

– ai sensi della l. 162/1990, considerando più grave la detenzione di cocaina, oggi al medesimo episodio anche se si dovesse partire dal minimo di anni 8 si dovrebbe aggiungere un quantitativo di pena per la detenzione dell’hashish”.

Si riporta il testo della sentenza della Corte d’Appello del 14/4/2014 pubblicata sulla rivista giuridica online http://www.dirittopenalecontemporaneo.it

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