Il reato di accesso abusivo al sistema informatico: rimessa alle Sezioni Unite la questione sul luogo di consumazione

accesso abusivoCon ordinanza del 28/10/2014, depositata in data 18/12/2014, la Prima Sezione della Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione concernente il luogo di consumazione del reato di accesso abusivo a sistema informatico di cui all’art. 615 ter c.p., al fine di dirimere la querelle sorta in seno alla stessa giurisprudenza di legittimità.

Secondo parte della giurisprudenza, il luogo di consumazione deve individuarsi in quello “dove materialmente è collocato il server che elabora e controlla le credenziali di autenticazione del cliente” (Sez. 1^, n. 40303 del 27/05/2013). Il luogo di consumazione del reato, dunque, non si individua “nel luogo in cui l’accesso al sistema è iniziato attraverso i terminali che costituiscono strumenti di accesso” bensì nel luogo “in cui il soggetto, oltrepassando le barriere protettive, si introduce nel sistema informatico” .

Secondo altro orientamento, cui aderisce il Collegio della Sezione rimettente, il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico, costituisce “un reato di mera condotta, che si perfeziona con la violazione del domicilio informatico, ossia con l’introduzione in un sistema costituito da un complesso di apparecchiature che utilizzano tecnologie informatiche, senza necessità che si verifichi una effettiva lesione del diritto alla riservatezza dei legittimi utenti del sistema informatico“(così, Sez. 5^, n. 11689 del 06/02/2007).

I Giudici della Prima Sezione osservano che poichè il reato si perfeziona con l’introduzione abusiva nel sistema, a prescindere dalla effettiva acquisizione dei dati riservati in esso contenuti, si deve ritenere che la condotta materiale si perfeziona nel luogo fisico e nel momento in cui l’agente si introduce abusivamente nella postazione locale , la quale non è un mero mezzo di accesso ma, al pari del computer denominato server ubicato presso la sede centrale, un componente informatico essenziale costituente articolazione territoriale del complessivo sistema informatico nazionale nella disponibilità, nel caso posto all’attenzione della Corte, del Ministero dei Trasporti.

In attesa della pronuncia delle Sezioni Unite, si riporta di seguito l’ordinanza di rimessione.

Cass. Pen. Sez. 1°, Sentenza n. 52575/2014

Riferimenti normativi:

Art. 615 ter c.p.

“Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza  ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.

La pena è della reclusione da uno a cinque anni:
1) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato, o con abuso della qualità di operatore del sistema;
2) se il colpevole per commettere il fatto usa violenza sulle cose o alle persone, ovvero se è palesemente armato;
3) se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema o l’interruzione totale o parziale del suo funzionamento, ovvero la distruzione o il danneggiamento dei dati, delle informazioni o dei programmi in esso contenuti.
Qualora i fatti di cui ai commi primo e secondo riguardino sistemi informatici o telematici di interesse militare o relativi all’ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico, la pena è, rispettivamente, della reclusione da uno a cinque anni e da tre a otto anni.
Nel caso previsto dal primo comma il delitto è punibile a querela della persona offesa; negli altri casi si procede d’ufficio”.

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