Irrevocabilità della sentenza di condanna e rideterminazione della pena: cade il limite dell’intangibilità del giudicato penale

CassazioneCon sentenza n. 42858 del 29/5/2014 (dep. il 14/10/2014), le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, dopo un lungo ed interessante excursus storico sul valore del giudicato penale e la delineazione delle differenze tra “successioni di leggi nel tempo” e dichiarazione di incostituzionalità di una norma, hanno affermato che:

– il giudicato non è intagibile, in quanto sul valore dell’intangibilità deve prevalere il diritto fondamentale dell’uomo alla libertà personale. Nell’ipotesi in cui sia dichiarata incostituzionale una norma penale diversa da quella incriminatrice ed incidente sul trattamento sanzionatorio, ancora non interamente eseguito, la pena deve essere rideterminata in favore del condannato. In particolare, la Suprema Corte afferma che l’esecuzione della pena che deriva dall’applicazione “di una norma di diritto penale sostanziale dichiarata incostituzionale dopo la sentenza irrevocabile“, non solo è illegittima sotto il profilo oggettivo, ma anche “soggettivo, giacchè, almeno per una sua parte, non potrà essere positivamente finalizzata alla rieducazione del condannato e costituirà, anzi, un ostacolo al perseguimento di tale scopo perchè sarà inevitabilmente avvertita come ingiusta da chi la sta subendo, per essere stata non già determinata dal giudice nell’esercizio dei suoi ordinari poteri, ma imposta da un legislatore che ha violato la Costituzione“. (Nel caso esaminato dalla Corte, si tratta dell’applicazione dell’art. 69, quarto comma, cod. pen. come modificato dall’art. 3 della legge 5 dicembre 2005, nella parte in cui prevede il divieto di prevalenza della circostanza attenuante di cui all’art. 73, comma quinto, DPR 309/90 sulla recidiva di cui all’art. 99, comma quarto, c.p., norma dichiarata poi incostituzionale con sentenza n. 251 del 5/11/2012);

– il compito di rimuovere la predetta illegittimità compete al giudice dell’esecuzione, che “deve procedere a quel giudizio di valenza che era stato illegittimamente inibito al giudice della cognizione dal divieto ritenuto costituzionalmente illegittimo“;

– il compito di richiedere al giudice dell’esecuzione l’eventuale rideterminazione della pena inflitta spetta, ai sensi degli artt. 655, 656 e 666 c.p.p. , al pubblico ministero “nell’ambito delle sue funzioni istituzionali di vigilanza sull’osservanza delle leggi e dello specifico compito di promozione dell’esecuzione penale nei casi stabiliti dalla legge“.

Testo integrale della sentenza:

http://www.cortedicassazione.it/cassazione-resources/resources/cms/documents/42858_10_14p.pdf

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